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FUTURO DELL’ASSISTENZA RESIDENZIALE E DOMICILIARE TRENTINA? LA CRISI DELLE PROFESSIONI SANITARIE E ASSISTENZIALI IN TRENTINO   UNO “TSUNAMI” NEI PROSSIMI 10 ANNI

  • Immagine del redattore: UIL FP TRENTO - EE.LL. e P.A
    UIL FP TRENTO - EE.LL. e P.A
  • 9 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

 

Le analisi condotte negli ultimi anni da ASUIT, dall’Università di Trento e dal Ministero della Salute evidenziano come la carenza di personale infermieristico e sociosanitario non rappresenti soltanto un problema organizzativo delle strutture, ma una criticità sistemica destinata ad avere effetti diretti sull’intero modello di welfare territoriale.

 

In Trentino, le APSP, le RSA private e i servizi di assistenza domiciliare, pubblici e cooperativi, costituiscono infatti uno dei principali pilastri dell’assistenza alle persone anziane non autosufficienti e un supporto fondamentale per migliaia di famiglie.

 

Dalla realtà residenziale all’assistenza domiciliare il passo è breve. Quest’ultima rappresenta uno strumento essenziale per consentire alle persone anziane e fragili di rimanere il più a lungo possibile nel proprio contesto di vita. Come già denunciato dalla UIL FP del Trentino, negli ultimi anni, tuttavia, le dinamiche di affidamento degli appalti da parte della Provincia sembrano aver dedicato un’attenzione insufficiente alla valorizzazione delle realtà che operano da decenni sul territorio, costruendo competenze, relazioni e qualità dei servizi.

 

La UIL FP del Trentino sottolinea che la qualità dell’assistenza domiciliare trentina dipende infatti anche dalla continuità degli operatori, dalla conoscenza delle comunità locali e dalla capacità di instaurare rapporti di fiducia con utenti e famiglie: elementi che dovrebbero rappresentare criteri centrali nelle scelte di programmazione e affidamento dei servizi.

 

La crescente difficoltà nel reperire infermieri e operatori sociosanitari rischia di compromettere la capacità delle RSA di garantire livelli adeguati di assistenza. Se questo sistema dovesse indebolirsi ulteriormente, il carico di cura ricadrebbe inevitabilmente sulle famiglie, con conseguenze sociali ed economiche rilevanti.

 

L’assistenza agli anziani fragili verrebbe trasferita sempre più all’interno delle abitazioni, aumentando il numero di familiari costretti a ridurre l’orario di lavoro, richiedere congedi straordinari o ricorrere ai permessi previsti dalla Legge 104, a causa della ridotta disponibilità di servizi residenziali e domiciliari.

 

Secondo le proiezioni demografiche del Ministero della Salute, l’invecchiamento della popolazione comporterà nei prossimi anni un incremento significativo della domanda di assistenza continuativa. In questo scenario, la tenuta delle RSA non rappresenta soltanto una questione sanitaria, ma una condizione essenziale per la sostenibilità del mercato del lavoro e per l’equilibrio sociale delle comunità locali.

 

Ogni posto letto non disponibile o ogni servizio ridotto nelle strutture residenziali genera infatti un effetto a catena che coinvolge famiglie, imprese e servizi pubblici.

 

A rendere ancora più preoccupante il quadro vi è il progressivo calo di interesse verso la professione infermieristica da parte delle nuove generazioni.

 

Se fino a pochi anni fa il problema riguardava principalmente la capacità del sistema di trattenere i professionisti, oggi emerge con forza anche la difficoltà di formarne di nuovi. La Provincia autonoma di Trento e l’Università di Trento hanno ulteriormente investito nella formazione, portando a 220 i posti disponibili per l’anno accademico 2025/2026 del Corso di Laurea in Infermieristica presso la sede di Trento.

 

«Si tratta di una scelta condivisibile e necessaria», commentano il Segretario Generale della UIL FP del Trentino Andrea Bassetti e il Segretario Provinciale Manuel Cescatti, «ma che da sola non basta. Aumentare i posti disponibili ha senso soltanto se i giovani scelgono davvero di intraprendere questo percorso professionale e se, una volta laureati, decidono di rimanere a lavorare in Trentino».

 

La preoccupazione cresce ulteriormente osservando i dati demografici della professione. Nei prossimi anni le uscite per pensionamento saranno nettamente superiori agli ingressi di nuove figure professionali. Un fenomeno che troppo spesso viene sottovalutato dalla politica e che rischia di generare una crisi senza precedenti per il sistema sociosanitario provinciale.

 

La domanda che politica, istituzioni e parti sociali devono porsi è semplice: chi assisterà gli anziani trentini tra dieci anni?

 

Le RSA pubbliche e private rappresentano oggi il punto più visibile della crisi, ma il problema nasce molto prima: nelle aule universitarie e nella percezione che i giovani hanno della professione infermieristica.

 

Una professione fondamentale per il funzionamento del sistema sanitario e sociosanitario che oggi fatica ad essere percepita come sufficientemente attrattiva sotto il profilo economico — pur continuando il Trentino a garantire condizioni migliori rispetto a molte altre realtà italiane — ma anche sotto il profilo organizzativo, professionale e delle prospettive di carriera.

 

«La vera emergenza non è soltanto la mancanza di chi si prende cura delle persone oggi», concludono Bassetti e Cescatti. «L’emergenza è che rischiamo di non averne abbastanza nemmeno domani. Se non restituiamo valore sociale, professionale ed economico a queste professioni, nessun sistema formativo potrà garantire il ricambio generazionale di cui il Trentino ha bisogno».

 

Per questo la UIL FP del Trentino ritiene indispensabile e richiama l’attenzione per l’apertura di un tavolo provinciale permanente che coinvolga autonoma di Trento, UPIPA, Università di Trento, Federazione Trentina della Cooperazione e organizzazioni sindacali, per valorizzare i percorsi già attivati, per esempio come fatto sull’OAD - Operatore Assistenziale Domiciliare - e crearne di nuovi, con l’obiettivo di costruire una strategia di lungo periodo capace di rendere nuovamente attrattive le professioni sanitarie e assistenziali, pilastro fondamentale del welfare trentino, valorizzandone sempre il percorso formativo dedicato e mai scontato.

 
 
 

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